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| Testimonianze |
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05/01/2007 Michele Gravano: "Un pool per gestire aziende confiscate ai clan
di Michele Gravano, Segretario generale Cgil Campania
Caro direttore, l’ultimo numero del Dossier dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità pubblicato venerdì scorso dal Corriere del Mezzogiorno ha ospitato un interessante articolo a firma del magistrato Raffaello Magi sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, sull’esigenza di rilanciare una politica di contrasto e sequestro, come uno dei cardini centrali per attaccare e impoverire le ricchezza della criminalità organizzata e, soprattutto, dei clan di Napoli, della provincia e dell’intera regione. Su questo tema è intervenuto, il giorno seguente, anche l’assessore regionale Andrea Cozzolino che ha sottolineato con forza l’esigenza di affidare la gestione di questi beni ai manager. Un argomento assolutamente interessante e rafforzativo. Sulla scorta dell’esperienza di questi anni, il punto vero sul quale bisogna riflettere a livello regionale — oltre alle questioni già sollevate da Libera in particolare sui tempi lunghi della confisca e del sequestro, un tema delicatissimo sul quale ci auguriamo che il governo possa intervenire anche attivando l’agenzia nazionale per la gestione dei beni — riguarda le prefetture, che possono intervenire in maniera positiva, sia evitando l’isolamento degli amministratori sia sostenendo la loro azione. Bisogna innanzitutto distinguere i beni immobili da quelli delle imprese. Mentre per i primi le difficoltà sono per lo più determinate dal riuscire a liberare le strutture dall’utilizzo degli affiliati alle cosche, cosa che deve essere risolta, per quanto riguarda le imprese la questione è più complessa. Da un lato vi è la condizione dei lavoratori che operano in queste imprese, rispetto alla quale bisognerebbe ipotizzare vere e proprie forme di sostegno al reddito per separare il lavoratore dal destino dell’impresa stessa, dall’altro l’azione di ripulitura dell’impresa dal sistema imprenditoriale mafioso al sistema legale, che è uno dei passaggi decisivi per affermare la valorizzazione degli ex beni criminali su un terreno prettamente legale. Quest’ultimo è un problema tutt’ora aperto, che non può essere lasciato alla discrezionalità di pur bravi amministratori. Su ciò noi intendiamo lanciare una proposta.
Presso le prefetture, dove operano già i coordinamenti delle forze dell’ordine e della magistratura, istituire delle vere e proprie sezioni speciali con il coordinamento dei magistrati che intervengono nell’azione di repressione dei beni, delle forze dell’ordine, della guardia di finanza, della polizia, dei carabinieri e soprattutto con un pool di esperti, che siano di supporto all’azione degli amministratori giudiziari i quali, da soli, non possono fronteggiare l’azione di bonifica del sistema malavitoso ma che, invece, sostenuti dal contributo di questo pool, sarebbero maggiormente rafforzati in questa azione. Penso, ad esempio, al recupero del credito che dovrebbe essere fatto nei confronti di imprese satellite della camorra e all’amministratore giudiziario che si presenza a queste imprese L’iniziativa sarebbe estremamente positiva e incentiverebbe, rafforzandola, l’azione di gestione dei beni confiscati ed il passaggio da un sistema illegale a uno legale, sia valorizzando il bene imprenditoriale che salvaguardando l’occupazione.
Un ultimo punto. L’intensificazione dell’azione di confisca porrà problemi anche sul piano del personale e del fabbisogno di tecnici capaci di gestire questi processi. L’azione che stiamo mettendo noi in campo è quella di formare giovani laureati da destinare alla gestione dei beni confiscati, con la consulenza della magistratura e dell’università. Un’opera meritoria che conta anche sul contributo dell’assessore regionale Abbamonte. Intensificarla e sostenerla è un’ulteriore risposta a tanti giovani che intendono impegnarsi sul terreno civile e su quello della crescita del patrimonio collettivo.
pubblicato il 05/01/2007 |
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