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| Testimonianze |
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05/01/2007 Andrea Cozzolino: "Manager di alto profilo per gestire le aziemde confiscate"
di Andrea Cozzolino, Assessore regionale alle Attività Produttive
Caro direttore, faccio mia la preoccupazione, manifestata con particolare dovizia di valutazioni dal magistrato Raffaello Magi sul bollettino dell’Osservatorio anticamorra del Corriere del Mezzogiorno. Quella, cioè, di assicurare il «mantenimento in vita» di realtà aziendali con prospettive di mercato confiscate attraverso il contrasto all’accumulazione di patrimoni illeciti. Il rischio in cui spesso si incorre è che al sequestro faccia seguito la devitalizzazione delle stesse aziende che perdono terreno e non tengono il passo, imboccando così una parabola discendente. Con la non trascurabile conseguenza di un aggravio della posizione di decine e decine di dipendenti, espulsi dal ciclo economico perché occupati in aziende colluse.
Ha ragione Magi: l’azione del giudice va integrata con profili professionali di cui la magistratura, finora, non può avvalersi. E’ da condividere anche la convinzione che sia divenuto indispensabile rinnovare la lotta contro i patrimoni e le ricchezze della criminalità organizzata con una rivisitazione della legge Rognoni-La Torre. Bisogna far crescere e sviluppare l’economia del bene confiscato, fare in modo che l’azienda sottratta alla camorra continui a produrre e sviluppare business secondo le regole della legalità. Servono manager di provata esperienza e specchiato curriculum, in grado di apportare un contributo che metta quelle aziende nella condizione di dominare le logiche di mercato con una gestione oculata e intelligente.
Penso all’istituzione di un albo dei «manager di successo», risorsa alla quale attingere per rimettere le aziende requisite sui giusti binari. Un albo del «mentoring management», cioè di capitani e dirigenti d’industria disponibili a ritagliare uno spazio della propria agenda per dedicare energie al rilancio delle imprese confiscate. Abbiamo in Campania uomini d’azienda capaci: chi meglio di loro può assicurare a queste imprese di mantenere saldo il timone dell’organizzazione aziendale e non perdere la rotta dell’effettivo raggiungimento dei risultati? Sarebbe un accompagnamento «a tempo», una sorta di gemellaggio al quale le istituzioni deputate alle politiche di sviluppo devono aggiungere una linea speciale di incentivi e agevolazioni, in particolare in materia di accesso bancario, per le aziende chiamate alla difficile transizione dall’economia illegale.
Con ciò non si chiude la partita del contrasto alla Camorra spa. Una partita ancora più impegnativa, infatti, riguarda la lotta alla saldatura tra giovani ed economia criminale. Ogni anno nel sud 180 mila unità di lavoro si perdono a causa della criminalità organizzata, nelle sole aziende sotto i 250 dipendenti. In Campania le estorsioni generano un giro economico di 2,6 miliardi di euro, il 3,6% del prodotto interno lordo regionale. In regione l’usura colpisce un’impresa su tre. Ma ben più allarmante è la stima del giro d’affari della holding criminale: 7,5 miliardi di euro, pari al 2,5% del Pil del Mezzogiorno. Una massa di risorse così ingente da apparire l’approdo più alla portata, per tanti giovani, per soddisfare i più urgenti bisogni essenziali, nonché la loro legittima aspirazione a non vivere una vita di stenti. Il desiderio dei ragazzi campani di affermare le proprie facoltà umane non può essere delegata alla camorra. L’economia legale dev’essere messa nelle condizioni di rappresentare una solida alternativa per coloro che, a vent’anni, non possono essere privati del diritto di coltivare i propri sogni.
pubblicato il 05/01/2007 |
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