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01/02/2007 Eurispes: a Napoli il più alto indice di " pentiti "
Testo estratto da
Sintesi del RAPPORTO ITALIA 2007 - EURISPES
- L’Indice di Penetrazione Mafiosa (IPM): al primo posto Napoli, al secondo Reggio Calabria, al terzo Palermo. L’IPM misura la permeabilità dei territori al crimine organizzato, con l’obiettivo di monitorare il rischio di penetrazione mafiosa cui sono esposti i territori provinciali e di evidenziare, per quanto possibile, i recenti sviluppi del fenomeno e le dimensioni che lo stesso sta assumendo e che potrà assumere nei contesti esaminati. Alla provincia di Napoli, con un punteggio pari a 50,6, va la maglia nera del territorio provinciale più permeabile ai tentacoli della criminalità organizzata. A seguire, la provincia di Reggio Calabria (42,8 punti), Palermo (30,2 punti), Crotone (24,5 punti) e Catanzaro (24,3 punti).
- Gli omicidi in Italia: un quinto è mafioso. Nel periodo compreso tra il 1999 e il 2004, in Italia, si sono verificati 762 omicidi per motivi di mafia, camorra o ’ndrangheta. Quasi un omicidio su cinque è ascrivibile ai tentacoli del crimine organizzato. L’incidenza diventa significativamente allarmante se spostiamo il dettaglio analitico in alcune realtà territoriali del Mezzogiorno. In Campania quasi una morte violenta su due è di matrice mafiosa, in Calabria tale quota scende ad un terzo del totale, mentre in Puglia e in Sicilia le uccisioni di stampo mafioso rappresentato più o meno un quinto degli omicidi volontari commessi, dunque, tendenzialmente in linea con l’andamento nazionale.
- Il sommerso mafioso. Le azioni criminose direttamente riconducibili alle associazioni a delinquere di stampo mafioso sono per buona parte sommerse, perché spesso circondate dall’omertà ottenuta con minacce e intimidazioni, che contribuiscono a limitare il numero delle denunce. La distribuzione dei reati nelle quattro regioni a rischio (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) denota che, per tutti i crimini considerati, tra il 1999 e il 2004 sono state effettuate in totale 139.262 denunce: 10.804 per estorsione, 55.883 per produzione, detenzione e spaccio di stupefacenti, 2.444 per associazione a delinquere (delle quali 1.027 per associazione di tipo mafioso), 2.530 denunce per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, 62.526 per ricettazione e contrabbando e infine 5.075 per attentati dinamitardi. La regione che registra il maggior numero di denunce per reati commessi è quella campana con 68.557 casi, seguita dalla Puglia con 33.557, dalla Sicilia con 24.897 e infine dalla Calabria con 12.251 denunce. Inoltre, rapportando il numero delle denunce alla popolazione residente in questi territori, emerge che in media vengono effettuate 136 denunce ogni 100.000 abitanti; al disopra di tale quota si posiziona la Campania con 199 denunce ogni 100.000 abitanti.
- Le intercettazioni. Dai dati del Ministero della Giustizia emerge che in totale, negli ultimi tre anni, in Italia il numero dei “bersagli”, come vengono chiamate in gergo le persone controllate, è stato pari a 269.642 con un incremento medio annuo pari al 13,8%. Come era prevedibile, per competenza territoriale e per permeabilità al crimine organizzato circa il 42% dei bersagli sono concentrati in quattro regioni meridionali, di cui oltre 36.400 in Sicilia e quasi 36mila in Calabria; a seguire la Campania con 25mila bersagli e la Puglia con 15.000. Nel dettaglio provinciale è rilevante il valore assoluto registrato dalla provincia di Reggio Calabria con 27.486 osservazioni telefoniche pari all’10% del dato complessivo nazionale e al 24,5% del dato complessivo dell’area a rischio in esame. A seguire la provincia di Napoli con 20.215 bersagli (7,5% e 18%) e Palermo con 16.493 bersagli pari al 6,1% e al 14,7% rispettivamente del dato medio nazionale e dell’area. In coda si collocano le province di Avellino (566), Enna (350), Benevento (280) e Crotone (263) con meno di mille bersagli.
pubblicato il 01/02/2007 |
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