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18/10/2007 Corrado Gabriele: contro la camorra legalizziamo le droghe leggere
di Corrado Gabriele, Assessore all'Istruzione e al lavoro Regione Campania
Ogni movimento politico che voglia mettersi in gioco, che sia il nuovo Partito Democratico o il soggetto unitario a sinistra a cui in tanti stiamo lavorando, ha bisogno di ripensare l’attuale modello di sviluppo e di partire dalle specificità dei singoli territori per giungere a una visione globale del cambiamento. Nel Mezzogiorno, non si può che partire dal contrasto alla criminalità organizzata, fenomeno capace nel contempo di strozzare la nostra economia, tenere sotto controllo vaste porzioni di territorio attraverso il monopolio della forza, d’innescare una meccanica di riproduzione culturale che trova continuamente nuove vie per legittimare la camorra e gli uomini che la guidano. Iniziare la discussione senza partire dalla camorra significherebbe declassarne la portata distruttiva.
Le organizzazioni criminali napoletane sono impegnate in varie attività, ma quella che frutta più denaro in assoluto è il commercio di droga , tra cui quello delle droghe leggere, ormai di largo consumo, divenuto addirittura fenomeno di costume, con un numero di consumatori che ha di gran lunga superato quelli che vanno allo stadio. Si tratta di un mercato che «fattura» 7.200 milioni di euro l’anno, due terzi di legge finanziaria del Governo, un intero punto del Pil nazionale. Una cifra che ripartita sull’area della città di Napoli, dove si svolge almeno il 50% dello smercio di droga , assegna al mercato napoletano quasi 4 miliardi di euro l’anno. Più di metà di questo fiume di denaro è gestito stabilmente dai clan che agiscono nell’area nord, gli Scissionisti di Raffaele Amato, che dividono il business con ciò che resta del clan Di Lauro, con il clan capeggiato da Vincenzo Licciardi, un camorrista in doppiopetto capace di far girare il denaro della mala di Secondigliano in tutti gli angoli del pianeta, con il clan dei Lo Russo, emergenti e sanguinari. Il resto dei traffici è gestito dalle altre famiglie camorriste che affogano Napoli, dai Contini dell’Arenaccia in fase di forte espansione, alle nuove bande che lottano tra loro per appropriarsi di Forcella, rimasta contemporaneamente senza capozona e prete anticamorra, dagli uomini del clan Torino che, rafforzatisi con la caduta dei Misso, controllano militarmente la Sanità, dai clan del Vomero con a capo Michele Caiazzo e Maurizio Brandi, fino al clan Calone di Posillipo passando per i Mariano che oggi, aiutati dai clan più potenti, si stanno riappropriando dei Quartieri Spagnoli colpendo in quell'area i Di Biase. I clan sono in continuo conflitto tra loro soprattutto per vicende legate alla droga . Dall’inizio dell'anno più di 90 sono i morti ammazzati per camorra, e la camorra continua ad essere l’organizzazione criminale che in Italia uccide in assoluto di più. A confortare quest’analisi c’è il dato sul commercio di armi: la camorra è l’organizzazione che ottiene più denaro dal commercio di armi, la cifra è pari a 2.020 milioni di euro l’anno (fonte Eurispes 2006) e buona parte di queste vengono usate dal clan per difendere le basi di spaccio e troppo spesso in queste guerre cadono vittime innocenti, che non c’entrano nulla con le lotte per droga. Di fronte ad una tragedia di questo genere, chiunque si proponga come forza di cambiamento e di rinnovamento, deve necessariamente affrontare di petto e con concretezza questi problemi e — a mio avviso — oltre che rinforzare le azioni di contrasto con le forze dell’ordine e di intelligence con la magistratura, non c’è che da imboccare una strada, legalizzare le droghe e togliere in prospettiva un mercato di 4 miliardi di euro alla camorra, in una maniera radicale che, come nel caso del contrabbando di sigarette, può registrare e rapidamente un indubbio successo. Apriamo dunque una discussione su un progetto pilota di legalizzazione delle droghe a Napoli; un processo attento e graduale che parta dal consumo della «cannabis» per poi affrontare anche il delicato tema dell’uso della cocaina, fenomeno che ormai invade il quotidiano ed è diventato di costume in molti ambienti purtroppo anche giovanili. È questa la vera fonte di ricchezza e di potere per la criminalità organizzata. Intorno a questa proposta lanciamo una petizione popolare da portare in tutti i luoghi del confronto e della politica, per spingere, con il sostegno dell’opinione pubblica, il Governo ad assestare un colpo al cuore ai clan nella loro principale attività. Per questo offriamo, senza alcuna intenzione di primogenitura, una piazza virtuale di confronto, quella del sito www.lasinistra.org, perché la politica si metta in gioco contro le 100 piazze di spaccio, per bloccare il fiume di denaro sporco di sangue, linfa mortale di tutte le guerre di camorra, freno per lo sviluppo economico, civile e sociale delle nostre terre.
pubblicato il 18/10/2007 |
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