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11/10/2006 L'illegalità e la Napoli vista in Tv
di Domenico Pizzuti
Facendo lo zapping televisivo venerdì 28 settembre ho incrociato il Tg4 delle ore 19.00 con un cerimonioso Emilio Fede che commentava un servizio su Napoli violenta ed illegale. Nell’intento di mitigare l’immagine presentata e forse di evitare accuse di deformazione dai difensori di turno della città, non solo osservava che si trattava di un angolo buio in fondo ad un corridoio, quindi di uno spicchio parziale della realtà, ma benevolmente ammetteva che in fin dei conti è ammissibile che i napoletani nella loro situazione vivano di contrabbando piuttosto che cadere nelle grinfie della criminalità organizzata. Meraviglia da parte di un noto conduttore televisivo la permanenza di uno stereotipo sui napoletani che appartiene alla letteratura del neorealismo del dopoguerra, quando del contrabbando per la sopravvivenza specialmente con la vendita di sigarette è rimasta forse qualche raro banchetto a Forcella, in seguito ai mutamenti negli ultimissimi decenni nel traffico delle sigarette verso altre sponde e dell’invasione di quello molto più lucroso degli stupefacenti gestito dai gruppi della criminalità organizzata. Altre sono attualmente le fonti di reddito da assistenza o da lavoro, stabile o precario, in un intreccio di attività legali, semilegali e illegali che non assicura il diritto al lavoro. Certo non sono bastati a superare gli stereotipi menzionati i servizi televisivi spesso contestati come l’ultimo di Santoro su Napoli e volumi come “Gomorra “ di Roberto Saviano sul degrado di alcuni quartieri per la diffusione del traffico della droga e la violenza dei gruppi della criminalità organizzata o del “sistema”.
Con ben altro tono anche l’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, nel suo primo Messaggio “Il Sangue e la Speranza” tra i testimoni della speranza ha ricordato quelli della precarietà . E ha concluso aggiungendo che anche la speranza che annuncia la Chiesa sarà credibile solo se resa concreta da un'azione collettiva e convergente nei luoghi del vivere quotidiano.
Si avverte l’esigenza di una informazione più oculata e di analisi più aggiornate della società napoletana che non mancano per non cadere negli svarioni ben intenzionati di un Emilio Fede su un canale televisivo nazionale. Recentemente la storica Gabriella Gribaudi offriva una riflessione sulle trasformazioni sociali ed antropologiche che hanno riguardato le classi popolari ed i quartieri storici e periferici della città dopo il 1943, per la crisi verticale negli anni Sessanta e Settanta dell’artigianato che costituiva il tessuto economico e sociale di quartieri come la Sanità, a cui ha fatto seguito quella del tessuto industriale in seguito alla deindustrializzazione degli impianti nell’area occidentale. Oggi si osserva la chiusura del settore delle occupazioni pubbliche, gonfiato a dismisura per far fronte alla crisi. Nello stesso tempo si è diffusa la droga ed insieme alla droga un modello di consumo, ma anche di gestione per i propri fini in un certo senso alternativo degli ingenti proventi dei traffici illegali da parte delle organizzazioni criminali.
Non basta certo una “Notte bianca” per riconquistare il territorio ai cittadini in nome di una fruizione collettiva di eventi musicali ed artistici. Serve una mobilitazione collettiva di energie verso un progetto di città sostenuto da risorse materiali ed ideali. Scatterà questa scintilla lanciando una corrente vitale lungo le reti sociali che superi le criticità di tanti nodi consolidati?
pubblicato il 11/10/2006 |
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